A proposito di Ordini professionali.

Sono oltre due milioni gli iscritti ai vari ordini professionali. E mentre si discute sulla loro utilità, proviamo a sintetizzare la loro funzione.

di Grazia Torre.

Forse nel giro di un mesetto, gli iscritti all’Ordine degli Architetti PPC di Napoli e Provincia saranno chiamati di nuovo alle urne ad eleggere con il loro voto dei candidati tra quelli che più identificano il proprio modo di intendere la professione. Ma prima di fare ciò ritengo sia utile fare una sintesi di quello che è, in generale, un Ordine professionale e di quali sono i suoi compiti, non sempre chiari a tutti gli iscritti, specialmente ai più giovani che stanno vivendo sulla loro pelle la perdita di quel ruolo sociale che le professioni hanno avuto fino ad ora.
Per ordine professionale si intende una istituzione di autogoverno di una professione regolamentata tra quelle riconosciute dall’art. 1, d.lgs.lgt. 382/1944 (Corte Cost. 284/86), avente il fine di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti.
In Italia gli Ordini professionali sono enti pubblici autonomi, che per legge soggiacciono alla vigilanza del Ministero della Giustizia. Le varie professioni sono suddivise per categorie e regolamentate dagli ordini territoriali competenti, a loro volta organizzati nel rispettivo Ordine Nazionale.
Agli Ordini lo Stato affida il compito di garantire la professionalità della categoria al fine di tutelare i cittadini che si rivolgono ad essi, indicando così, implicitamente, il valore sociale delle professioni.
I soggetti che ne fanno parte, quindi, devono essere iscritti ad un apposito Albo, detto Albo professionale, al quale si accede con un titolo di Laurea, con il superamento del relativo Esame di Stato e il giuramento di osservanza della deontologia professionale e del rispetto della professione.
Gli ordini professionali hanno origine storica nelle corporazioni medioevali. Nell’Europa continentale hanno natura pubblica ed iscrizione obbligatoria, nel modo anglosassone, invece, sono associazioni di tipo sindacale ad iscrizione volontaria. Oggi il dibattito tra chi vede gli ordini come non necessari, anzi in qualche modo dannosi all’economia italiana, e chi invece li valorizza come enti atti a garantire un minimo di regolamentazione nelle professioni, è più che mai acceso. E’ innegabile però che essi siano degli organismi troppo rigidi in un mercato e in una società in continua evoluzione.
La funzione di autogoverno di un ordine si esprime in adempimenti quali:
 il governo deontologico della professione riguardo comportamenti censurabili del professionista che non rientrano nella legge ordinaria, ma per i quali l’ Ordine può disporre sanzioni come l’ammonimento, la sospensione o addirittura la radiazione;
 la tenuta e revisione dell’Albo degli iscritti;
 la tutela delle funzioni proprie della professione, attraverso la segnalazione di abusi alla magistratura, ai sensi dell’art. 348 c.p.;
 la partecipazione alle Commissioni di Esame di Stato;
 l’espressione di pareri su materie che riguardano la categoria nei confronti di Enti e Istituzioni pubbliche;
 gli atti di profilo amministrativo come il visto di congruità su fatture rilasciate dal professionista a clienti, e non pagate.
Gli ordini professionali sono enti di diritto pubblico col compito di tutelare i cittadini riguardo a prestazioni professionali che, essendo di tipo intellettuale, non sono sempre valutabili secondo standard normativi rigorosi. Essi hanno il compito di garantire la qualità delle prestazioni erogate e la congruità degli onorari applicati. Gli iscritti devono sottoscrivere un codice deontologico e trovano nel loro Ordine un punto di riferimento per quanto riguarda l’obbligo legislativo di formazione continua e l’aggiornamento professionale.
Albo
Alla base del concetto di Ordine, c’è il concetto di Albo.
Gli iscritti ad un Albo sono riconosciuti come professionisti che svolgono attività ad elevato contenuto intellettuale con l’obbligo di iscriversi ad apposite Casse Previdenziali. L’iscrizione all’ Albo è fondamentale soprattutto per chi intende svolgere la libera professione, perché in Italia l’ esercizio abusivo di una professione costituisce reato ai sensi dell’art.348 del codice penale. Infatti, proprio per questo, la legge obbliga gli Ordini professionali a pubblicizzare l’elenco degli iscritti e dei professionisti temporaneamente sospesi o radiati.
Codice deontologico e Consiglio di disciplina
Il codice deontologico è la normativa di riferimento del professionista a cui si deve attenere per l’espletamento della sua professione. Gli ordini professionali, attraverso i Collegi territoriali di Disciplina, rivestono il compito di vigilare sul comportamento dei propri iscritti e verificare l’osservanza degli obblighi deontologici, nonché di irrogare le sanzioni disciplinari nel caso di inadempienza. Va da sé l’importanza di tale organo deputato a sintetizzare e ad applicare la linea politica ( ordinistica ) portata avanti dal Consiglio dell’Ordine.
Formazione e aggiornamento professionale.
Al fine di garantire la qualità ed efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse del committente e della collettività e per conseguire l’obiettivo dello sviluppo professionale, ogni professionista ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale. La violazione di tale obbligo costituisce illecito disciplinare.
L’aggiornamento professionale si realizza, ai sensi dell’art. 7 del D.P.R. 137/2012 e degli artt. 1 e 5 del “Regolamento per l’aggiornamento e sviluppo professionale continuo”, attraverso attività formative come
a) la partecipazione ai corsi ed altre attività di aggiornamento e sviluppo professionale anche tramite Formazione a distanza in forma sincrona o asincrona;
b) la partecipazione a master universitari di primo e secondo livello, dottorati di ricerca, scuole di specializzazione, corsi di perfezionamento universitari, seconde o ulteriori lauree, seminari, convegni, giornate di studio, tavole rotonde, conferenze, workshop, attività di aggiornamento e corsi abilitanti;
c) altre attività ed eventi specificatamente individuati autonomamente dal Consiglio Nazionale e/o dagli Ordini territoriali.
L’aggiornamento e sviluppo professionale continuo, è promosso, sfruttando al massimo le sinergie tra enti ed istituzioni per il contenimento dei costi, limitando, quando possibile, la contribuzione richiesta ai partecipanti a zero o al solo recupero delle spese sostenute. Consiglio nazionale e Ordini territoriali valutano, in forma prioritaria, l’opportunità di attivare collaborazioni istituzionali al fine di accedere a fondi o altre risorse europee o nazionali per incentivare progetti di aggiornamento professionale.
Tariffe professionali
In passato gli Ordini individuano una tariffa minima e massima per ogni prestazione, di cui ogni iscritto deve tener conto per difendere la qualità e professionalità degli iscritti.
Oggi il D.L. n. 1 del 24 gennaio 2012, come convertito nella L. 24 marzo 2012 n. 27, ha abrogato tutte le tariffe professionali, precisando che il compenso del professionista è determinato con riferimento a dei parametri stabiliti con un decreto dal ministro vigilante e va pattuito, nelle forme previste dall’ordinamento, al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale. In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente con in preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.


Oggi la linea europea nei confronti delle professioni va verso il riconoscimento dell’attività professionale come attività d’impresa dove al di là delle leggi la vera differenza la fanno i professionisti. E gli Ordini, pur restando all’interno delle loro competenze qui sinteticamente elencate, possono fare molto per venire incontro alle mutate esigenze dei propri iscritti. Per essere un professionista esperto e serio non basta avere un nome scritto in un elenco: devono esserci sempre l’esperienza, il lavoro sul campo, la passione e un ordine deve spingere gli iscritti in questa direzione, valorizzando chi questa professionalità già ce l’ha ed aiutando chi non ce l’ha a costruirsela.

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