Le città del futuro

di GRAZIA TORRE.

Scenari, visioni, piani e progetti

Si è tenuto oggi, 27 aprile, presso il Teatrino di Corte di Palazzo Reale di Napoli, l’incontro “Le città del futuro: scenari, visioni, piani e progetti” organizzato dal Consiglio Nazionale degli Architetti e dalla Federazione degli Ordini degli Architetti della Campania. Il convegno è uno degli incontri preliminari al Congresso Nazionale, finalizzati a raccogliere quanti più contributi possibili sul futuro dell’abitare, delle città e dei territori e soprattutto qual’ è e quale sarà il ruolo dell’architetto e dell’architettura nello sviluppo di questi territori.
L’incontro è stato aperto dai saluti di Salvatore Visone, presidente dell’Ordine Architetti di Napoli, dal Soprintendente Luciano Garella e da Erminio Petecca, della Federazione degli Ordini degli Architetti della Campania. La prospettiva con la quale si è affrontato il tema è quella di mettersi a disposizione del Paese per migliorare la qualità di vita delle nostre città creando luoghi dove vivere più sicuri, più sani e più belli e per creare, attraverso nuove attività imprenditoriali, un miglioramento anche economico, valorizzando i beni culturali e attirando nuovi investimenti.

Il primo ad intervenire è stato Giuseppe Capocchin, presidente del Consiglio Nazionale, che ha ribadito l’importanza di ristabilire il ruolo progettuale dell’architetto, dato che, rispetto alla quantità di opere progettate, l’opera degli architetti è di gran lunga minore sia di quella degli ingegneri che di quella dei geometri. Ma ristabilire il valore del ruolo dell’architetto, data la complessità odierna delle città, significa proporci con una professionalità competitiva e al passo con i tempi, maturata attraverso corsi di formazione che non siano solo un obbligo, ma un’ esigenza sentita per acquisire nuove conoscenze spendibili nel mercato del lavoro. E poi ribadisce l’ importanza dei concorsi, che sono una procedura che può addirittura snellire e semplificare gli affidamenti degli incarichi. Ma, come poi ribadirà più tardi anche il consigliere nazionale Rino La Mendola, per concorso il CNA protende esclusivamente quello a due fasi, con l’affidamento d’incarico al vincitore, auspicando l’abolizione dell’ appalto integrato e dell’affidamento dei servizi di architettura e d’ingegneria al ribasso. Per chi volesse approfondire, sul sito del CNA c’è una guida approvata dall’ANAC sui concorsi di idee e bandi di progettazione
Molto interessante l’intervento di Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME, che ha parlato dell’ attrattività delle città, ponendo l’accento su opportunità di lavoro e qualità della vita. Purtroppo per noi, le nostre città proprio da questo punto di vista risultano poco attrattive a causa di una governance che agisce con procedure e mezzi obsoleti, che rendono i tempi di realizzazione dei progetti indefiniti e inadeguati ad una corretta programmazione economica degli investimenti. La soluzione potrebbe essere in un modello di sviluppo partecipativo e collaborativo, contrario a quello competitivo che attualmente viene seguito e che causa la mancanza di un coordinamento tra gli interventi togliendone forza e valore.
Luigi Fusco Girard in rappresentanza del DIARC Federico II, riprende invece l’idea di “città circolare” come nuovo modello di sviluppo sostenibile e competitivo. Le città, come tutta la nostra società, non hanno più scelta: il modello economico lineare, che prevede per ogni bene di consumo un ciclo di vita con un inizio e una fine, deve essere sostituito da un modello alternativo, che ha come parola chiave il riuso. Niente più rifiuti, ma beni e materiali che si trasformano in altri beni perché riciclati o rigenerati, riparati e riutilizzati.
Affrontando la gestione dei rifiuti in questi termini si può produrre ricchezza e i benefici sia economici che ambientali con una ricaduta positiva su tutto il territorio. Con la crisi delle Smart City, fallite sotto il profilo sociale, la città circolare può diventare un valido modello alternativo. Anche perché il clima e le disuguaglianze sociali, rappresentano due delle più gravi minacce per le città più urbanizzate e le risposte sono ancora da ricercare. E di nuovo si mette l’ accento sulla formazione multidisciplinare per dare al progetto architettonico quel valore aggiunto che punta a migliorare la qualità di vita a tutto tondo. E anche lui parla di cooperazione contro competizione per ottimizzare tempi e risorse.
Tocca poi a Marco Borrelli che, a nome della Federazione degli Ordini campani, introduce i rappresentanti degli Ordini di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno, individuando nella minore/maggiore diffusione della cultura la differenza tra uno sviluppo come quello delle megalopoli asiatiche ed un modello di sviluppo avanzato come quello di città come Londra o Parigi. Circolazione di idee quindi, ma anche circolazione di persone e merci attraverso un’efficiente rete di trasporti capace di mettere in connessione le aree e renderle più omogenee valorizzando tutti i territori, anche quelli più interni o periferici senza puntare esclusivamente al massimo profitto, ma creando lavoro e migliorando la qualità di vita.
D’accordo anche Bruno Discepolo, per l’Ordine di Napoli, che rimarca il ruolo politico che hanno assunto le grandi città. L’Italia non è un paese da megalopoli, piuttosto i nostri temi sono la riduzione del consumo di suolo e la rigenerazione urbana. La maggior parte delle nostre città sono ricche di storia e vanno svuotandosi perchè rispetto ai moderni standard di vita non sono più soddisfacenti, quindi da noi il problema è rendere performanti queste città, che presentano innegabili vincoli di natura storica e culturale. Da qui, per valorizzare e non offendere il nostro territorio, sarebbe indispensabile curare molto la qualità dei progetti che invece viene spesso marginalizzata, dando la priorità a fattori economici e amministrativi. I tempi degli appalti, come già detto da Bellicini, sono tutti molto lunghi ed incerti, tranne che per la progettazione, e perciò definisce il codice degli appalti uno strumento autoreferenziale che ha dimenticato che il suo fine è proprio nel ruolo sociale dei progettisti, nella loro autonomia culturale e professionale che oggi in Italia ne escono mortificati.
Lilia Cannarella, altra consigliera nazionale, invece parla di partecipazione di cittadini e professionisti attraverso comitati di sorveglianza per i progetti redatti dalle amministrazioni locali, reti di partenariato tra ordini professionali e associazioni di categoria, progetti innovativi affrontati con competenze interdisciplinari.
A chiudere l’ incontro, la Tavola Rotonda “I futuri possibili: opportunità e prospettive per il governo della città e dei territori alla quali interverranno – moderati da Mario Abis, Sociologo, Professore Statistica e Ricerche Psicosociali Università IULM Milano / Membro Comitato Scientifico VIII Congresso Nazionale – Fulvio Bonavitacola, Vicepresidente della Regione Campania e Assessore Ambiente e Urbanistica; Paola Nugnes, Senatore della Repubblica; Paolo Foti, Sindaco di Avellino; Clemente Mastella, Sindaco di Benevento; Vincenzo Napoli, Sindaco di Salerno; Carlo Marino, Sindaco di Caserta.
Tutti concordi nel ristabilire le priorità di vivibilità attraverso il miglioramento economico e sociale dell’uomo, anche a discapito del profitto, per cui diventa importante trovare nuove risorse per sostenere nuove strategie di governance.

Peccato che l’alto numero di interventi non abbia dato a nessuno la possibilità di approfondire l’argomento, mostrandoci solo le criticità ma poco le soluzioni, o quali parametri definiscono una migliore qualità di vita, ma credo che ci saranno sicuramente altre occasioni per approfondire l’argomento. Il cammino è lungo e affascinante, perché stiamo vivendo trasformazioni epocali ad una velocità fino a venti anni fa inimmaginabile e questo nuovo uomo ha urgente bisogno anche di un nuovo habitat. Sarà questo il nostro impegno per il futuro.20180427_130835

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